Negli ultimi anni, la funzione delle aree marginali ha suscitato grande interesse ma ha anche lanciato molte sfide e domande a causa della duplice necessità di riparare paesaggi drasticamente alterati e, parallelamente, generare nuove, significanti connessioni con le zone circostanti. L’area di studio coincide con Sacca San Mattia, un’isola che si trova a nord di Murano e che è ancora usata come discarica per i materiali provenienti dall’industria del vetro e delle costruzioni.
Il punto chiave del progetto si basa sull’interazione tra viste e topografia e sulla soluzione più adeguata da un punto di vista ecologico e sostenibile per la creazione di un nuovo parco.
Il sito è un’area costruita dall’intervento umano, un nuovo locus posto tra natura e artificio, caratterizzato da relazioni pressoché inesistenti con l’ambiente circostante. Pertanto, la struttura fondativa del progetto si è basata sulle relazioni a grande scala tra l’area e il paesaggio circostante.
Sacca San Mattia è una piattaforma caratterizzata da connessioni visuali eccezionali con la laguna, sia verso Venezia che verso la terraferma. Inoltre, l’area è visibile da tutti i principali punti d’accesso alla città: è proprio la relazione tra queste viste a determinare l’esperienza di vastità che si esperimenta nel paesaggio lagunare.
Tuttavia, l’esperienza tradizionale della laguna appare antitetica rispetto a quella che caratterizza l’ambiente urbano di Venezia. Per la prima, l’esperienza si basa sulle lunghe distanze: lo sguardo può spingersi lontano, seguendo il ritmo dettato dai profili dei campanili, delle briccole, delle montagne in lontananza. L’esperienza del paesaggio urbano, invece, è dinamica, in continuo cambiamento: qui, luce e ombra definisce i vuoti e i pieni del costruito, guidando sia il veneziano che il forestiero. E’ la combinazione unica d’elementi eterei come l’acqua, l’aria, la luce e l’ombra ad essere alla base di quell’atmosfera "liquida”, ricca di contrasti che appartiene a Venezia.
Inoltre, per la sua funzione pratica, Sacca San Mattia rientra in quella categoria d’aree marginali che sono spesso il risultato di una serie di layer sovrapposti, sia fisici che culturali, aggiunti progressivamente l’uno all’altro. Il sito è stato costruito su una sequenza di strati: i sedimenti trasportati dai fiumi, la barena, il materiale di scarico. Questi strati rappresentano anche una sequenza d’azioni ed eventi storici. Tuttavia, tali elementi sono auto-referenziali, privi di collegamenti che non siano di natura tecnica. Tale concetto è esemplificato dalle zone più elevate del sito: la loro posizione è stata determinata esclusivamente dalla soluzione economicamente più vantaggiosa e non ha alcuna relazione né con Murano né con il paesaggio circostante.
Pertanto, si sono studiati sia i collegamenti visivi esistenti con le isole più vicine e con Venezia della possibilità di crearne di nuovi. Il primo passo è stato costituito dal disegno di una nuova topografia: sono così create viewing areas, sorta di belvedere la cui funzione è quella di dare la possibilità di esperire in modo nuovo Venezia e le isole minori e, contemporaneamente, aprire nuove connessioni con il paesaggio lagunare.
Infine, il progetto si prefigge lo scopo di favorire la ri-naturalizzazione dell’area attraverso la modifica dello sterile processo che ha trasformato la barena in una bare land. In questo modo, Sacca San Mattia si proporrà come una sorta d’esperimento per la ri-creazione di natura nella laguna.





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