Saturday, April 4, 2009

Hortus Temporarius: contemporary interpretations in garden designs.

Hortus Temporarius ( from the latin HORTUS-garden and TEMPORARIUS-linked to time, temporary) is a small garden designed for the Flower Show 2009 in Villa Farsetti, a Venetian Villa located 25 km from Venice. Being a temporary garden, it offer the chance to stress current positions within the landscape profession and to reestablish public space as a place for communication and interaction for people. Moreover, it encourages new possibilities and new visions by pushing the visitors to the limit of common perception. For these reasons, temporary gardens become first an invitation to make new experiences, to see in a different way places that, otherwise, would remain anonymous spaces within their environment.

Hortus temporarius tries simultaneously to be a sort of introduction to the Flower Show and to familiarize visitors with contemporary landscape solutions and, therefore, posing the question of what really means to build a garden nowdays, moment of economic and cultural crisis. The idea of this garden comes also from the belief the main aim of landscape architects should be to create places “rich in meaning, seansual places” [D. Kienast].

The project covers a 550 sqm surface (35x15) and incorporates a linear pattern created to give a sense of rythm to the space, a system of measurement because it is first by measuring that human beings become conscious of the environment where they are in. Yet, the most striking feature it’s actually represented by the mounds that breaks the linear scheme and introduce a “soft”, sensual element in the compoition. These figures, inside which plants of Magnolia have been planted, create a dynamic system of visual cones that enriches the experience of the space and is able to capture the visitor’s attention to different elements of the garden and the location (architecture etc.).

The garden has been built using a very simple pallette of materials. The planting is composed by very common garden species, used for their colour or foliage texture. The non-living material is mainly waste: the mounds are built using the soil left by the last intervention within the Villa’s gardens whereas the dark brown surface is created by using the resulting material of the seasonal pruning of fir and cedar trees.

Sunday, March 29, 2009

Hortus Temporarius: un giardino per Villa Farsetti.

“Progettare giardini significa fare esperienza di storie diverse. Le storie possono avere una fine ma un giardino non è mai concluso. In questo senso, le storie dei nostri giardini – almeno di quelli buoni- non hanno una fine ma si arricchisono continuamente di nuovi capitoli.” Dieter Kienast



Hortus Temporarius è un piccolo giardino realizzato in occasione della Festa dei Fiori all’interno del parco di Villa Farsetti, qui a Santa Maria di Sala.
Esso appartiene ad una categoria molto particolare di giardini, ossia quelli temporanei: questi spazi rappresentano un’occasione importante per mettere in discussione posizioni consolidate e, così, stimolare visioni ed idee nuove nei confronti dell’interpretazione dello spazio pubblico quale luogo di vera comunicazione e interazione tra i soggetti che lo vivono.

Inoltre, proprio per la loro caratteristica di temporaneità, questi giardini possono spingere al limite la percezione comune dello spazio e agevolare la scoperta di potenzialità fino ad allora nascoste. Proprio per queste ragioni, il giardino temporaneo diventa innanzitutto un’invito a fare nuove esperienze, a vedere con occhi diversi spazi che, altrimenti, rimarrebbero anonimi ritagli all’interno dell’ambiente in cui si trovano.

Friday, March 27, 2009

FLOWER SHOW in Villa Farsetti, Venezia.

Photos source: http://www.flickr.com/photos/9393807@N07

La villa di stile roccocò fa parte di un ampio progetto architettonico realizzato da Paolo Posi nel secolo XVIII e si colloca all’interno di un vasto appezzamento di terreno che, in epoca molto recente, è stato trasformato in ciò che un tempo era l’antico giardino formale che circondava la villa.

L’area in cui siamo intervenuti si colloca sul retro dell’edificio: racchiusa da questa e dagli edifici di servizio che oggi ospitano la Biblioteca Civica e la sede dei Vigili Urbani, l’area di progetto è rappresentata da un ampio spazio inerbito usato dal Comune in occasione di eventi e manifestazioni. L’unico elemento di collegamento visivo con l’esterno è costituito dalla zona che si apre verso la chiesa parrocchiale, un piccolo edificio sovrastato da una cupola, il cui restauro fu uno dei primi lavori del celeberrimo architetto Carlo Scarpa.

FLOWER SHOW: Hortus Temporarius. conSTRUCTION.

Hortus Temporarius si prefigge un duplice scopo: da un lato di creare una sorta di “introduzione” alla mostra-mercato dei fiori e dall’altro di familiarizzare il visitatore con soluzioni paesaggistiche contemporanee: il visitatore è posto di fronte alla questione di cosa veramente significhi creare un giardino oggi, momento storico di crisi non solo economica ma anche, e forse maggiormente, culturale ed ambientale. Inoltre, questo hortus nasce dalla ferma convinzione che obiettivo dei progettisti del verde non sia quello di “produrre chaos, perchè esso emerge da sè” [Dieter Kienast], ma bensì creare luoghi ricchi di senso e significato, luoghi sensuali.

FLOWER SHOW: Hortus Temporarius.


Il progetto si sviluppa su una superficie di 550 mq (un rettangolo di circa 35x15 metri) e incorpora un pattern a fasce di diversa larghezza, creato allo scopo di dare un senso di ritmo, un sistema di misura dello spazio, in quanto è proprio l’atto del misurare che permette all’uomo di prende coscienza dell’ambiente che lo circonda.


Tuttavia, l’elemento che spicca maggiormente è rappresentato dalla serie di piccoli rilievi di terra che rompono lo schema a fasce e introducono un elemento morbido, quasi “sensuale” all’interno della composizione. Queste figure, sormontate da esemplari di Magnolia soulangeana, sembrano disporsi secondo uno schema apparentemente privo di senso, dis-ordinato. In realtà, la collocazione di ciascun elemento fa sì che si venga a creare un sistema dinamico di coni visuali. In questo modo, non solo si sottolineano diversi elementi delle costruzioni sullo sfondo, ma si guida il visitatore ad osservare elementi diversi del giardino stesso: in alcuni punti l’errare dello sguardo viene precluso dallo stagliarsi di una Magnolia, che diviene così il principale elemento osservato; in altri punti saràla combinazione cromatica terra-cippato-arbusti ad avere la prevalenza.


Hortus Temporarius diviene, quindi, esperienza dinamica attraverso l’atto del misurare e dell’osservare. Tuttavia, tale esperienza non si limita alla sola vista ma coinvolge anche altri sensi, quali iltatto e l’olfatto. Infatti, chi volesse “avventurarsi” tra gli spazi lineari del giardino, scoprirebbe la peculiarità di camminare su una superficie morbida e non uniforme come quella creata con il cippato. Inoltre, la calcolata larghezza di determinati passaggi porterebbe il visitatore ad interagire più o meno con gli elementi vegetali del giardino, a toccarli o a sfiorarli.


Infine, chiunque può lasciarsi sopraffare dal denso profuno di pino e cedro proveniente dal cippato che copre quasi interamente l’area. Hortus Temporarius è perciò un vero e proprio giardino dei sensi: un giardino che si offre ad essere esperito nella sua totalità.

FLOWER SHOW: Hortus Temporarius. dETAILS.

Il giardino è stato costruito con una palette di materiali volutamente limitata.
Il materiale vegetale è costituito da piante molto comuni nei nostri giardini:
due diverse varietà di Magnolia sono state poste in corrispondeza di ciascun rilievo, mentre Euomynus spp., Pittosporo tobira, Lonicera pileata, Berberis e Spiraea costituiscono i piccoli arbusti usati per le fasce colorate.


I materiali inerti sono costituiti da soli materiali di scarto: I rilievi sono realizzati col terreno messo a disposizione dal Comune, il cippato proviene dale potature stagionali mentre gli assi sono quelli generalmente usati per ancorare le piante.
I pochi materiali agevolano la lettura dello spazio, di questo piccolo hortus temporarius la cui unica decorazione è creata in realtà dal Tempo stesso e rappresentata dai petali lasciati dal vento.

Monday, March 2, 2009

SHAPING WASTELANDS. Laguna di Venezia.


Negli ultimi anni, la funzione delle aree marginali ha suscitato grande interesse ma ha anche lanciato molte sfide e domande a causa della duplice necessità di riparare paesaggi drasticamente alterati e, parallelamente, generare nuove, significanti connessioni con le zone circostanti. L’area di studio coincide con Sacca San Mattia, un’isola che si trova a nord di Murano e che è ancora usata come discarica per i materiali provenienti dall’industria del vetro e delle costruzioni.
Il punto chiave del progetto si basa sull’interazione tra viste e topografia e sulla soluzione più adeguata da un punto di vista ecologico e sostenibile per la creazione di un nuovo parco.

Il sito è un’area costruita dall’intervento umano, un nuovo locus posto tra natura e artificio, caratterizzato da relazioni pressoché inesistenti con l’ambiente circostante. Pertanto, la struttura fondativa del progetto si è basata sulle relazioni a grande scala tra l’area e il paesaggio circostante.

Sacca San Mattia è una piattaforma caratterizzata da connessioni visuali eccezionali con la laguna, sia verso Venezia che verso la terraferma. Inoltre, l’area è visibile da tutti i principali punti d’accesso alla città: è proprio la relazione tra queste viste a determinare l’esperienza di vastità che si esperimenta nel paesaggio lagunare.
Tuttavia, l’esperienza tradizionale della laguna appare antitetica rispetto a quella che caratterizza l’ambiente urbano di Venezia. Per la prima, l’esperienza si basa sulle lunghe distanze: lo sguardo può spingersi lontano, seguendo il ritmo dettato dai profili dei campanili, delle briccole, delle montagne in lontananza. L’esperienza del paesaggio urbano, invece, è dinamica, in continuo cambiamento: qui, luce e ombra definisce i vuoti e i pieni del costruito, guidando sia il veneziano che il forestiero. E’ la combinazione unica d’elementi eterei come l’acqua, l’aria, la luce e l’ombra ad essere alla base di quell’atmosfera "liquida”, ricca di contrasti che appartiene a Venezia.

Inoltre, per la sua funzione pratica, Sacca San Mattia rientra in quella categoria d’aree marginali che sono spesso il risultato di una serie di layer sovrapposti, sia fisici che culturali, aggiunti progressivamente l’uno all’altro. Il sito è stato costruito su una sequenza di strati: i sedimenti trasportati dai fiumi, la barena, il materiale di scarico. Questi strati rappresentano anche una sequenza d’azioni ed eventi storici. Tuttavia, tali elementi sono auto-referenziali, privi di collegamenti che non siano di natura tecnica. Tale concetto è esemplificato dalle zone più elevate del sito: la loro posizione è stata determinata esclusivamente dalla soluzione economicamente più vantaggiosa e non ha alcuna relazione né con Murano né con il paesaggio circostante.
Pertanto, si sono studiati sia i collegamenti visivi esistenti con le isole più vicine e con Venezia della possibilità di crearne di nuovi. Il primo passo è stato costituito dal disegno di una nuova topografia: sono così create viewing areas, sorta di belvedere la cui funzione è quella di dare la possibilità di esperire in modo nuovo Venezia e le isole minori e, contemporaneamente, aprire nuove connessioni con il paesaggio lagunare.
Infine, il progetto si prefigge lo scopo di favorire la ri-naturalizzazione dell’area attraverso la modifica dello sterile processo che ha trasformato la barena in una bare land. In questo modo, Sacca San Mattia si proporrà come una sorta d’esperimento per la ri-creazione di natura nella laguna.

Frammento di giardino privato. Padova.

Spazi esterni Uffici. Venezia Terraferma.


La proposta progettuale ha come obiettivo quello di ricreare un senso di unità e ordine all'interno dell'area di intervento. A tale scopo si è optato per l'uso di una pallette contenuta di essenze vegetali. Le piante proposte sono principalmente graminacee,perenni e tappezzanti, dotate sia di qualità architettonica che della capacità evocativa necessaria per creare un'ambiente di qualità.
inoltre, l'uso del sistema Pavigreen permette di aumentare la superficie a verde, la quale diventa così l'elemento unificartore del progetto.
Le superfici pavimentate sono definiti da bordi di spaccato di marmo e lamina in acciaio.